
Il piede è il punto fisso al suolo su cui grava l’intero peso del corpo e si trova alla base del complesso meccanismo che consente all’uomo di assumere la stazione eretta e di muoversi nello spazio.
La superficie cutanea plantare è ricca di strutture sensibili agli stimoli provenienti dall’ambiente esterno e ha una soglia di sensibilità elevata, riusciamo infatti a percepire anche granelli di sabbia sotto il nostro piede. Il piede di fatto riceve ed esegue comandi tramite i muscoli e nel contempo interagisce con il resto del corpo trasmettendo le informazioni che raccoglie dall’esterno.
La pianta del piede non poggia completamente sul terreno, ma si alza nella volta plantare, costituita da 3 archi (trasverso, mediale e laterale) . Gli archi plantari hanno la funzione di trasformare le spinte verticali (provenienti dall’alto) in spinte laterali allo scopo di meglio distribuire il peso corporeo sia in posizione ortostatica (quando siamo in piedi fermi) sia durante la locomozione(quando ci muoviamo).
Questo è un piccolo quadro da cui partire per provare a comprendere quali possano esser i risvolti di conformazioni differenti rispetto a quelle di un piede che riesce ad assolvere alle funzioni per le quali è preposto prima fra tutte, distribuire il peso sulla superficie di appoggio, senza arrecare alcuno stress anomalo che possa ripercuotersi sull’intera struttura (corpo).
Il piede piatto e il piede cavo sono due anomalie della volta plantare (costituita dai 3 archi di cui accennato poco prima) che causano un alterato appoggio del piede al suolo. Si tratta di due condizioni particolari in cui la volta plantare del piede è troppo bassa (piede piatto) o troppo alta (piede cavo) rispetto alla norma.

Nel piede piatto si ha una scarsa maturazione della muscolatura del piede e possibili conseguenze possono essere:
la fascite plantare ovvero un disturbo caratterizzato da infiammazione e dolore localizzato a livello della pianta del piede con una sintomatologia dolorosa più acuta al mattino quando ci si alza dal letto e che tende a diminuire con il movimento e a ripresentarsi con lo stesso schema.
Metatarsalgie (dolore alla base delle dita dei piedi specie quando li appoggiamo a terra), tendinopatie soprattutto a carico del tendine del muscolo tibiale posteriore e nei casi di piattismo più accentuato anche l’articolazione del ginocchio si adatta a questa condizione strutturandosi in valgismo ( ginocchia atteggiate a “X”) comportando maggiori pressioni sui menischi mediali.
Sindrome della bendeletta ileotibiale, ovvero un processo infiammatorio. La bendeletta è un tendine che i muscoli tensore della fascia lata e grande gluteo hanno in comune che ha la funzione di rendere più stabile la componente anterolaterale del ginocchio.
Il piede cavo, al contrario, è caratterizzato da un’eccessiva concavità dell’arco plantare che comporta una prominenza dorsale e griffe digitali, ovvero le dita dei piedi sono eccessivamente flesse e non distese.
Quest’anomalia dell’appoggio al suolo ridistribuisce il peso corporeo, il quale, anziché gravare su tre parti (tallone, parte centrale esterna e zona anteriore), si concentra soltanto sulle zone che poggiano a terra, ossia tallone e porzione anteriore (come da foto).
Le complicanze più comuni possono essere la cosiddetta tendinite dei peronei (muscoli della gamba comparto laterale), problematiche al tendine d’achille, instabilità di caviglia, fasciti plantari con la possibile associazione di spine calcaneari (escrescenza ossea al di sotto del tallone).
Abbiamo visto come la meccanica del piede piatto e cavo possano causare l’insorgenza di diversi quadri patologici, in contemporanea il paziente affetto dalla patologia tenderà ad assumere posture scorrette che gli consentono di sentire meno dolore. L’alterazione dell’appoggio del piede si riflette inoltre sull’intera gamba, specie sulle articolazioni di ginocchio ed anca, e può portare problematiche anche più alte.
Il massoterapista può intervenire in queste situazioni andando ad alleviare le tensioni generate dal cattivo appoggio del piede a terra e dando indicazioni utili al paziente per il rinforzo della muscolatura carente, con lo scopo di produrre un beneficio posturale.